Idai, il nome dato al ciclone che tra il 4 e il 16 marzo 2019 ha imperversato su alcune regioni dell’Africa australe fra cui Beira, Gorongosa e altri ancora.

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Qui sotto due link per poter donare il vostro sostegno.
Il primo attraverso il link ufficiale Rete del Dono, link al quale si appoggia la Padova Marathon, essendo ASEM accreditata quale Onlus nel Charity Program.
Il secondo link era stato attivato in occasione del compleanno di Barbara avvenuto l’8 Marzo.
Condividete questo post e aiutate i nostri ragazzi.
Cari amici, padrini e sostenitori di ASEM Italia per ASEM MOZAMBIQUE.
è con grande tristezza che inviamo questo post. La situazione in Mozambico è veramente tragica, drammatica. Il ciclone IDAI che si è abbattuto sull’Africa meridionale ha colpito pesantemente il Mozambico ed in particolar modo la città di Beira. La città è stata in maggior parte rasa al suolo. Le infrastrutture (elettricità, comunicazioni ecc.) sono state distrutte. L’acqua potabile e il cibo sono ormai finiti con la possibilità di favorire epidemie (colera). Le banche sono chiuse, l’ospedale e le altre strutture sanitarie garantiscono pochissime servizi essenziali.
Come vedete dalle foto la gente ha cercato riparo sopra le case e sono impossibilitati a muoversi.
Le scuole ASEM di Manga e Macurungo sono state fortemente danneggiate, la maggior parte del tetto delle aule è volato via così pure porte e finestre. Tuttavia molte persone vi hanno cercato riparo.
Non si vedono più i tetti delle case ma neanche gli alberi o le cime degli alberi ….. tutto portato via dal ciclone.
Non abbiamo idea delle vittime, dei dispersi, dei feriti.
Barbara Hofman fondatrice di ASEM, da 30 anni in Mozambico, la settimana scorsa si trovava nel centro di Gorongosa, appena è riuscita è partita per Beira. Non abbiamo ancora avuto modo di sentirla ma attraverso un volontario italiano ci ha inviato le informazioni che vi abbiamo riportato.
In questo momento lanciamo un appello a tutte le associazioni affinché si possa creare una rete di solidarietà per questo paese, per questa città che se a gennaio era stata messa in ginocchio da una tempesta tropicale, ora è stata stesa a terra, nell’acqua, nel fango.
Aggiungo in allegato un audio di un sacerdote della Diocesi d Vicenza, che fa capire quanto sia grande la tragedia che si è abbattuta sui nostri Centri di Beira.
Per altre informazioni potete andare sui link:
l’unica informazione ricevuta da Barbara Hofmann, perché le comunicazioni sono interrotte:
Un abbraccio
Giovanni Poletti cell. 348 7975481 presidente@asemitalia.org
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 Idai, il nome dato al ciclone che tra il 4 e il 16 marzo 2019 ha imperversato su alcune regioni dell’Africa australe, potrebbe aver fatto oltre mille vittime e aver lasciato dietro di sé quasi 400.000 senzatetto. Al momento, alcune fonti stimano che oltre 1.700.000 persone potrebbero essere state interessate, in un modo o nell’altro, dalle inondazioni e dalle conseguenze dei venti.

La città più colpita è Beira, sulla costa del Mozambico, ma effetti spaventosi si sono avuti anche nello Zimbabwe e in Malawi. In una dichiarazione rilasciata da un responsabile dalla Croce Rossa, Jamie LeSueur, si legge che “le perdite sono immense e ci si aspetta che il numero delle persone che hanno perso la vita possa aumentare ancora”. A Beira, il 14 marzo Idai ha colpito con venti a oltre 170 chilometri all’ora che si sono trascinati dietro onde alte più di 6 metri. Le piogge ininterrotte, secondo il Servizio Meteorologico del Mozambico, proseguiranno almeno fino al 21 marzo.

 

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Beira dopo il passaggio del ciclone Idai.

IN ATTESA DEI SOCCORSI. Fortemente colpito è il Gorongosa, uno dei parchi più belli del Mozambico: le strade sono state mangiate dall’acqua e le 260 guardie forestali lavorano senza sosta per soccorrere le numerose persone in difficoltà, alcune addirittura rifugiate sulla cima dei termitai (alti anche 3 metri e più) in attesa che le acque si ritirino.

PIOGGE TORRENZIALI. La statistica ci dice che in Mozambico si abbattono in media 1,5 cicloni l’anno che, pur facendo danni, raramente superano la categoria 2 – in una scala che va da 1 a 5. Corene Matyas (Università della Florida), climatologa, esperta di cicloni, spiega che «generalmente, ciò che crea i maggiori danni alle persone e alle cose durante un ciclone sono le inondazioni, in quanto, da alcuni anni a questa parte, l’atmosfera, più calda della media, contiene più umidità prelevata dal mare, e questo causa violentissime e lunghissime piogge». Significa che nonostante i venti rimangano entro le medie e che perciò gli uragani continuino a essere di intensità medio-bassa, le piogge fortemente aumentate causano ingentissimi danni.

 

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Beira dopo il passaggio del ciclone Idai.

Il ciclone Idai, in particolare, è “nato” il 4 marzo in forma di tempesta al largo delle coste africane (vedi disegno di apertura), lungo il Canale del Mozambico, un braccio di mare che lo separa dal Madagascar. Ha viaggiato nell’entroterra per poi uscire di nuovo in mare aperto e ricaricarsi di grandi quantità di umidità. Quindi, il 14 marzo, si è abbattuto su Beira: «Un percorso strano e imprevedibile, ma che non è poi così raro per gli uragani che si formano nel Canale del Mozambico», afferma Corene Matyas. La maggior parte dei cicloni nell’Oceano Indiano sud-occidentale si forma tra ottobre e maggio, con il picco tra gennaio e marzo. Idai, secondo la Nasa, è il settimo ciclone della stagione 2018-2019.